Edizione Zero | 30/4 – 2/5 2026

Compagni di corsa insieme su un sentiero nel bosco

Janus 100 Miles / Il racconto · 30 aprile — 2 maggio 2026

Edizione Zero
2026.

Due notti per chiudere il cerchio.

Da Fabriano a Fabriano, attraverso l’Anello di Giano. Il racconto di una prova personale diventata un’esperienza condivisa.

Di Francesco Gabrielli

186,8 kmdistanza registrata
9.427 mdislivello positivo
38h 46m 52stempo totale

Partenza: Fabriano, 30 aprile 2026 alle 19:05. Arrivo: Fabriano, 2 maggio alle 09:52. Orari locali italiani. Dati della registrazione FIT, incluse le deviazioni: descrivono l’esperienza effettiva, distinta dalla traccia di progetto successiva di circa 175,7 km.

Da dove vengono questi numeri?

Edizione Zero. Distanza, dislivello e durata provengono dal riepilogo della registrazione FIT del 30 aprile–2 maggio 2026: 186,768 km, 9.427 m di salita e 38h 46m 51,629s. Nel sito distanza e durata sono arrotondate. Sono dati del dispositivo, non misure omologate.

Traccia di progetto. Il file del 18 agosto 2026 riporta 175,655 km. La somma delle variazioni positive di quota è circa 9.954 m: da qui l’indicazione «circa 10.000 m di salita stimata». Il risultato dipende dalle quote e dal metodo di calcolo.

Due riferimenti diversi. La percorrenza dell’Edizione Zero include le deviazioni effettivamente affrontate; la traccia di progetto è una versione successiva. Nessuno dei due valori sostituisce la descrizione dell’itinerario escursionistico del CAI Fabriano.

Il racconto. Gli episodi e le sensazioni sono tratti dalla testimonianza personale di Francesco Gabrielli; i numeri sono stati confrontati con i file originali il 12 ottobre 2026.

Prima della partenza

Il viaggio era iniziato molto prima.

Per più di un anno avevo incontrato frammenti dell’Anello di Giano senza riuscire a vederlo nel suo insieme. Poi ho trovato sul sito del CAI Fabriano le descrizioni delle dieci tappe: i luoghi hanno cominciato a collegarsi e l’idea ha preso forma.

Da lì è nata una domanda: perché non provare a correrlo? Ho iniziato a ricostruire una traccia continua, a studiare i collegamenti e a percorrere le singole sezioni. Nell’autunno del 2025 le ricognizioni sono diventate un appuntamento regolare. Ogni uscita richiedeva anche di trovare il modo di tornare all’auto: a piedi, cercando un collegamento o organizzando un passaggio.

Mi ritrovavo spesso in posti vicini a casa che non conoscevo affatto. L’idea di completare l’anello è maturata così, insieme alla consapevolezza che sarebbero serviti preparazione, condizioni adatte e persone disponibili a esserci.

Un partecipante avanza con i bastoncini tra i prati dell’Anello di Giano
Passo dopo passo. Fotografia di Simone Fiorindi.

30 aprile / La prima notte

Dal tramonto ai crinali.

Lasciamo Fabriano nel tardo pomeriggio. Dopo Valleremita saliamo verso Monte Puro, con il tramonto davanti, poi scendiamo a Serradica e riprendiamo quota verso il versante umbro.

La prima notte porta vento e freddo. A Valsorda la sosta è breve; più avanti gli alberi caduti rallentano il passaggio e richiedono di cercare con attenzione la strada. La successione dei crinali sembra allungarsi nel buio, finché raggiungiamo Val di Ranco e ritroviamo le persone alla base di appoggio.

La prima alba, poi il Catria.

Superiamo il settore della Grotta di Monte Cucco e scendiamo verso Pian delle Macinare. L’alba arriva rossa e fredda, mentre il paesaggio torna visibile. Attraverso Coldipeccio raggiungiamo Isola Fossara: davanti c’è la salita del Catria.

Il vento ci impone di cambiare programma. Rinunciamo al passaggio di cresta previsto e scegliamo una carrareccia più protetta. Poi inizia la lunga discesa verso Fonte Avellana, dove ritroviamo gli amici. Per la prima volta la possibilità di chiudere il giro sembra concreta.

Restano ancora molti chilometri. Si passa dalla montagna alle valli, con altri compagni che si uniscono lungo il viaggio. Verso Montelago e Sassoferrato il paesaggio si apre, ma la fatica accumulata si fa sentire.

«Una 100 miglia si può anche correre da soli. Un’iniziativa come Giano, invece, non può vivere da sola.»

Dal Manifesto di Giano

1–2 maggio / La seconda notte

Un tratto alla volta.

Nell’area di Genga cambia la squadra che mi accompagna. Ci aspettano Valle Scappuccia, i boschi sopra San Vittore e una seconda notte in movimento. L’obiettivo si accorcia: raggiungere il prossimo punto di appoggio, sistemare lo zaino, mangiare, ripartire.

Da San Vittore ricominciamo a salire verso Castelletta e Poggio San Romualdo. A questo punto conta la presenza dei compagni: restare insieme, aspettare, aiutare a mantenere il passo.

L’alba del ritorno.

Verso Monte Cipollara e i Prati Alti del San Vicino tornano la brina sull’erba e la luce dell’alba. Un capriolo attraversa il sentiero. Poco dopo vediamo i mezzi della squadra: ci sono nuove persone pronte ad accompagnarci fino all’arrivo.

L’ultima discesa richiede ancora attenzione. Poi usciamo dal bosco nei pressi di Poggeto, proseguiamo verso Cerreto d’Esi e affrontiamo gli ultimi saliscendi delle colline. Infine arrivano i giardini pubblici di Fabriano.

Torno al punto da cui ero partito, correndo e con il sorriso. Il giro si chiude in 38 ore, 46 minuti e 52 secondi. Quello che rimane è soprattutto la consapevolezza di averlo fatto insieme.

Tre compagni attraversano insieme un prato ai piedi della montagna
Il paesaggio e le persone: due parti inseparabili del viaggio. Fotografia di Simone Fiorindi.

Le persone

Il giro continua
grazie a chi c’è.

I compagni di corsa e le persone ai punti di appoggio hanno reso possibile la continuità dell’attraversamento.

C’è chi ha condiviso i sentieri, chi ha organizzato gli spostamenti, chi ha aspettato al freddo e chi ha aiutato a ripartire. A tutti loro va il mio grazie.

Un ringraziamento speciale a SforzAncona, AnconaRockClimb e ThisLivello per essere parte di questo percorso. Grazie anche a Simone Fiorindi per le fotografie e a Paolo Gobbi per il lavoro grafico.

L’Edizione Zero è stata una prova personale assistita. Ha permesso di conoscere meglio il percorso e la logistica; non equivale a una manifestazione già pronta per il pubblico. Il lavoro continua attraverso documentazione e confronto con il territorio.

Il ricordo da sfogliare

Giano 100 miles.

Il fotolibro dell’Edizione Zero 2026

Copertina di Giano 100 miles: il profilo del percorso e il simbolo di Giano su fondo nero.
Copertina originale · Grafica di Paolo Gobbi

Il racconto di Francesco Gabrielli e le fotografie di Simone Fiorindi, con la grafica di Paolo Gobbi: una testimonianza del viaggio e delle persone che lo hanno reso possibile. Il titolo originale, Giano 100 miles, accompagna la storia da cui è cresciuto il progetto Janus 100 Miles.

Il fotolibro è gratuito e disponibile su richiesta, fino a esaurimento delle copie. Compila il modulo per essere ricontattato, verificare la disponibilità e concordare la consegna. La richiesta non costituisce conferma di disponibilità. L’eventuale spedizione, comprese modalità e possibili spese, sarà concordata prima dell’invio.

Nel libro le distanze sono raccontate in forma indicativa, intorno ai 180 km. I dati verificati dell’Edizione Zero riportano 186,8 km effettivamente registrati, comprese le deviazioni; la successiva traccia di progetto misura 175,7 km.

Il collegamento apre Google Moduli. Come vengono trattati i dati della richiesta.

Dall’esperienza al progetto

Il cammino resta aperto.

Per conoscere Giano o condividere un’idea: info@janus100miles.it.

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Adattamento del racconto personale del 9 giugno e del Manifesto di Giano. Dati della registrazione FIT dell’Edizione Zero. Fotografie di Simone Fiorindi. Aggiornamento: 28 ottobre 2026.
Fonti sul territorio: CAI Fabriano ↗Parco del Monte Cucco ↗Fonte Avellana ↗
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